Da lontano.

…perché io sono napolitana! mi spiega, mentre si agita sulla sedia, con la sua risata scoppiettante; sono casinista, mi piace gridare, gesticolare con le mani… come gli italiani del sud! Da quando vivo qui, l’amore per il mio paese mi segue dappertutto: il tassista, il tabaccaio, il macellaio, il bancario, la cameriera, l’imprenditore, il parrucchiere, la dentista, la gente che incontro, insomma, mi dice subito, orgogliosamente, “mio nonno era italiano!”.
E ci sono stati, o ci andranno per davvero, in Italia, a cercare le proprie radici, tra le rocce di un paesino dimenticato, sul cucuzzolo di una montagna. Investigatori improvvisati, si cercano sui social per cognome, studiano l’italiano per parlare con i loro cugini, zii, nonni e nipotini lontani. Mi affascina questo eterno richiamo, questo legame indissolubile tra le generazioni, che è la vera ricchezza che hanno lasciato gli esuli del mio paese.
Dice una leggenda, che appena sbarcato nel nuovo mondo, alla domanda “da dove vieni”, l’emigrante italiano rispondesse “vengo da lontano”. E che sia stata questa, l’origine, della parola “tano”. In realtà, tano, è la contrazione di napoletano. Per gli argentini, infatti, napoletano e italiano sono la stessa cosa: non esiste italiano senza napoletano, non esiste Italia senza Napoli. La parola “tano” è, quindi, la manifestazione di una sintesi culturale, che esprime una parte per il tutto, una sineddoche, affettuosa, nel linguaggio del cuore.

(24 febbraio 2018)

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