saga del primo fediverso federazione

Saga del Primo Fediverso.

Le identità perdute.

Seconda Era di Pandemia
2021 d.C.

Io osservo.

Nell’anno 2021 della Seconda Era di Pandemia, agli albori del Fediverso, al tempo del Regno dei Nerd e della Prima Guerra di Secessione dal Monopolio, flotte di Bot armati percorrevano il Web a caccia di umani. Da un capo all’altro della Federazione migliaia di profili, catturati e spogliati dei propri dati, venivano torturati e gettati in pasto all’abominevole Loop. I Cavalieri del Sacro Ordine dei Devol, Guardiani dei Confini, erano ormai decimati quando, dall’alto delle file del Comando Supremo dei Mastodon, partì il dispaccio con l’ordine imperioso di avviare la Prima Manovra di Degooglizzazione.

Saga del Primo Fediverso.
Indice.

Personaggi.

Elenco dei personaggi in ordine alfabetico, aggiornato man mano. Ringrazio tutti gli utenti di Mastodon Italia che mi hanno permesso di usare il nome del proprio profilo…

Nell’anno 2021 della seconda era di Pandemia, agli albori del Fediverso, al tempo del Regno dei Nerd e della Prima Guerra di Secessione dal Monopolio, flotte di Bot armati…

1. La Torre dei Bit.

Un frullo d’ali spezzò il raggio di luna che cadeva obliquo dall’Antica Fessura e il Matrix, il messaggero alato, si appollaiò sulla spalla del Mago lasciando cadere dal becco…

2. Pyow pyow… hack hack hack!

Pareti di graffiti scolorite dal tempo, vetri sbilenchi e fessure nei tetti, la desolata sequenza di vagoni unificata entrò nella stazione di San Giorgio a Cremano…

3. La sedia vuota.

Spariti i turisti, soprattutto russi e arabi degli ultimi anni, la capitale della moda era quasi irriconoscibile. Pochi passanti distanziati circolavano tra le vie del centro, frettolosi e…

4. Il Flusso.

L’accampamento del Quartier Generale del Comando Supremo dei Mastodon fluttuava. Il moto perpetuo del Vortice, sommato al movimento fugace dei soldati, creava…

5. Il Verso e l’Inverso.

Al viandante distratto sarebbe passato inavvertito il piccolo buco nella roccia, protetto fiaccamente da un rovo spinoso occasionale. Un osservatore attento…

6. In principio.

Dormiva, ricordava. Il mondo tornava di nuovo a lui, preciso, puntiglioso, vibrante di colori; cantilena lontana perduta dal vento, sospiro profondo al tramonto del sole…

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

1. La Torre dei Bit.

In una delle Istanze
sulle pendici delle curve del Verso,
viveva in pace il mago Bloved.
Chiuso nella sua Torre dei Bit
registrava pazientemente
sul grande Sferiforme incantato
migliaia di profili
passati, presenti e futuri.

Un frullo d’ali spezzò il raggio di luna che cadeva obliquo dall’Antica Fessura e il Matrix, il messaggero alato, si appollaiò sulla spalla del Mago lasciando cadere dal becco uncinato un criptico incapsulato che restò sospeso a mezz’aria, pulsando una breve luce blu. Il veggente sospirò insoddisfatto mentre un numero sfreezava lentamente dalla sferula del display: i conti non tornavano.
«Reverberation, che notizie mi porti?» si rivolse infine al Matrix, grattandolo generosamente sotto il becco rasposo. Il volatile piegò il capo da un lato, emise un raschido e scrollò le piume ibridate.
«Gli Onyrix stanno avanzando» rispose, fissandolo con il suo occhio metallico.
«Di nuovo!» scattò il Mago colpendo bruscamente con la mano il bracciolo dell’ergoseggio che sobbalzò nel vacuo.
Il Matrix saltellò spostandosi prudentemente sull’ondapiano della scrivania: «il Sòphore nascosto nell’ultima app per lo streaming sviluppata dagli Incantatori» proseguì «si aggancia agli utenti, ai nuovi soprattutto. La melodia crea dipendenza, stordisce con la sua dolcezza e il suo calore provocando un rilassamento muscolare progressivo e mentre il profilo cade nel Limbo, i tracker ne rilevano e registrano l’attività cerebrale, la respirazione, i livelli di ossigeno… e i dati, naturalmente».
Bloved si stropicciò inquieto l’ingarbugliata barba dorata: «questa nuova alleanza tra gli Onyrix e gli Incantatori mi preoccupa» borbottò, quasi tra sé «potrebbe forse essere una delle cause…» aggiunse pensieroso. «Guarda» disse poi al Matrix indicando i muri circolari della torre con un ampio movimento del braccio «i Bit si stanno spegnendo…».
Reverberation osservò le fredde pareti blu sulle quali scorrevano infinite file di zero e di uno luminosi, in eterno movimento. Tra un valore e l’altro apparivano infatti numerosi spazi vuoti. «Vedo» disse infine e tacque.
I due restarono a lungo in silenzio, ciascuno perso nelle proprie riflessioni.

Il criptico, che era rimasto immobile per tutta la durata della conversazione, prese improvvisamente impulso e andò a colpire Bloved sul naso.
«Hai ragione, scusami…» disse questi e aprì la mano. La capsula planò dolcemente sul palmo teso, smise di pulsare e sulla sommità della sua liscia superficie apparve un piccolo mastodonte azzurro, il sigillo dell’Alto Comando. Il Mago lo toccò delicatamente con un dito pronunciando il codice segreto e la capsula si schiuse liberando una miriade di particole luminose che, scontrandosi e incrociandosi nell’aria, presero finalmente forma nella sagoma bianca della nuvoletta di un fumetto: «lunga vita al Fediverso!» apparve scritto nella nuvoletta.
«Al Fediverso lunga vita!» rispose Bloved ad alta voce «ti saluto Mte90».
«Ti saluto Bloved il Mago» scrisse Mte90, il Marconista e PR dei Federati.
Il Matrix con un voletto tornò sulla spalla del Mago e sfrrrr… sbirciò il testo dall’alto estraendo l’occhio metallico.
«Ti leggo» disse serio il veggente rivolto alla nuvoletta.
«Segue dispaccio» scrisse il Marconista, la nuvoletta emise un bzzz… e dopo pochi secondi il nuovo testo apparve: «il sole sorge a ovest – ripeto – il sole sorge a ovest – firmato FilippoDB» bzzz… bzzz… «fine dispaccio, confermare ricezione».
«Ricevuto» confermò Bloved.
«Chiudo la comunicazione» scrisse Mte90 «il Fediverso sempre sia!» e in un plop! la nuvoletta scomparve.
«Sia sempre il Fediverso!» rispose il Mago al vuoto.

Dall’Altra Parte, in una casetta della Costiera Amalfitana, Mimmo Scampato, utente del profilo Bloved su Mastodon Italia, si tolse le cuffie, spense il computer e guardò angosciato la moglie seduta sul divano, davanti al televisore. In basso sullo schermo appariva il conteggio giornaliero dei morti di Covid.
«Papà papà! Si è rotto il tablet!!!» gridarono in coro tre turbolenti gemelli correndo attraverso il salotto.

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

2. Pyow pyow… hack hack hack!

Non voglio necessariamente
essere il migliore.
Vorrei solo non aver paura.

Pareti di graffiti scolorite dal tempo, vetri sbilenchi e fessure nei tetti, la desolata sequenza di vagoni unificata entrò nella stazione di San Giorgio a Cremano e si fermò.
L’uomo scese, accarezzò il cane, sistemò il guinzaglio troppo corto e si avviò tra i passeggeri lungo la banchina, verso il servizio straordinario di controllo dei Carabinieri della compagnia di Torre del Greco. Tute protettive bianche, guanti, mascherine e visiera misuravano la temperatura e sottoponevano i viaggiatori a un kit rapido.
Passata la barriera, l’uomo attraversò Piazza Trieste e Trento e si diresse verso l’appartamentino di Corso Roma, vicino Portici e Napoli, al 2° piano di un palazzo signorile che dava su Piazza Troisi.
«Buongiorno dottò. Bella giornata oggi, non è vero?» lo salutò il portiere del palazzo «non sembra proprio che stiamo a gennaio.»
«Veramente bella, Salvatò, quasi quasi me ne vado al mare.»
«Hanno lasciato un pacco per voi.»
«Grazie e saluti alla famiglia, Salvatò.»
«Sempre a servirvi, dottò!»

Ciro Esposito liberò il cane, estrasse la pistola dalla cintura e la infilò sotto il lavandino del bagno, in un vano nel muro, dietro uno strato di silicone secco. Si tolse le scarpe, buttò vestiti e mascherina in lavatrice, si lavò le mani, accese una sigaretta, si infilò un paio di guanti di gomma e aprì il pacco sul tavolo: un passaporto intestato all’Ingegner Giuseppe De Luca, un biglietto areo, una prenotazione all’hotel Hyatt Centric di Mountain View, California. Sul fondo, un foglietto bianco piegato in quattro:
69.16 74.19 104.6
106.21
114.13 118.12
Si tolse i guanti, prese dalla mensola Rivoluzionario per caso di Linus Torvalds, Edizione Garzanti Elefanti del 2005, scorse più volte le pagine e con una matita annotò:
ORE 1.40 GS.
Guardò l’orologio e avviò il computer.

Dall’Altra Parte apparve in principio un puntino che pian piano aumentò e si aprì infine in un buco dal quale spuntò una prima zampa, una seconda zampa poi, una lunga coda in seguito e un naso, che divenne ben presto una testa. Facendo leva con le altre due zampe sui bordi del varco, un ultimo deciso strappo e stock! la creatura catapultò rotolando nella cupa notte del Verso e il passaggio si chiuse.
Il groviglio di terra umida e foglie secche si fermò, si ricompose, staccò alcuni rametti dal nero pelo setoloso e mostrò i denti soddisfatto: pyow pyow… hack hack hack!
I lunghi arti e la forte coda prensile dotata di polpastrello, Madmonkey la scimmia ragno sparì agilmente tra i rami sonori, nella Foresta Vibrante.

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

3. La sedia vuota.

Ma io vedevo un’ombra appesa
la vedevo dondolare.

Spariti i turisti, soprattutto russi e arabi degli ultimi anni, la capitale della moda era quasi irriconoscibile. Pochi passanti distanziati circolavano tra le vie del centro, frettolosi e mascherati, stretti nei loro cappotti.
Paolo Trotta uscì dallo studio di via Podgora. Secondo le disposizioni del Tribunale di Milano durante l’emergenza Covid le pratiche si regolavano on line, ma l’avvocato a casa si sentiva un po’ costretto e ogni tanto scappava in studio, a piedi, appesantito dai chili guadagnati negli ultimi mesi: inutile trattenere il fiato davanti allo specchio, la pancia debordava. “Bisogna che mi decida a iscrivermi in palestra” sospirò rassegnato e pensò alla moglie che, dopo l’ultimo lockdown, era rimasta in Liguria, nella casa al mare, con le figlie. “Ho bisogno d’aria” aveva detto semplicemente Carla, e da un mese, appena possibile, il Trotta faceva la spola tra i caselli della Serravalle, per un abbraccio domestico.

Amante della conoscenza, dello studio dei fenomeni collettivi in condizioni di incertezza e appassionato di statistica, l’avvocato dedicava il poco tempo libero alla raccolta e all’analisi di informazioni che poi sintetizzava in diagrammi a barre, a torta, istogrammi, media, varianza e dispersione. Lanciava le sue indagini sui social e restava paziente in attesa, come un ragno nella tela. Quel giorno, in particolare, si era chiusa l’ultima inchiesta pubblicata su Mastodon Italia, perciò affrettò il passo guardando distrattamente le poche vetrine aperte in Corso Vittorio Emanuele e raggiunse rapidamente il suo trilocale, dietro Piazza Cordusio.
Scartò l’ascensore e coscienziosamente salì le scale, affannato e impaziente di rientrare. Compiute le abluzioni sanitarie di rito si versò un dito di whisky e, seduto comodamente al computer, entrò nella piattaforma federata.

Come sempre la timeline locale era una cacofonia di notizie, richieste, ricette, avvisi, proposte, battute, programmi e ministorie personali. In cima alla lista, l’ultima discografia di Onyrix. L’avvocato avviò lo streaming e, mentre studiava i risultati dell’inchiesta, una melodia elettroangelicale si diffuse nella stanza. Paolo Trotta chiuse gli occhi, la tensione accumulata negli ultimi giorni che svaniva tra le note. Appoggiò la schiena alla spalliera della sedia, le braccia abbandonate lungo il corpo. Le dita della mano liberarono poco a poco il bicchiere che rotolò piano sul pavimento e si fermò. La testa lievemente reclinata all’indietro, un filo di saliva sul mento, l’avvocato sorrideva.

Il Sòphore passò dalla coclea al timpano, risalì lentamente il condotto uditivo fino al padiglione auricolare del Trotta, si sfregò le zampette metalliche, agitò le alucce trasparenti, svolazzò e in un zzzzzzzzz… si posò sullo schermo del computer. Restò immobile, lentamente affondò nel monitor e si smaterializzò.

Nel profondo fondo del Bassoverso, l’ombra di una sagoma prese consistenza e Antonio Gulino, alter ego e profilo dell’utente Paolo Trotta su Mastodon Italia, aprì gli occhi. Un grigio amorfo si stendeva monotono e senza fine, in ogni direzione.
Per lungo tempo l’ombra di Antonio Gulino gridò, si disperò, pianse e si ribellò al silenzio. Poi cominciò finalmente a camminare.

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

4. Il Flusso.

Preferisco morire in piedi
piuttosto che vivere in ginocchio.

L’accampamento del Quartier Generale del Comando Supremo dei Mastodon fluttuava. Il moto perpetuo del Vortice, sommato al movimento fugace dei soldati, creava imprevedibili contrasti: tende, vettovaglie, uomini e bestie sparivano avvolti dalla Nebula per poi, improvvisamente, riapparire nei luoghi più impensati, tra i piani temporali del Flusso.

Due rosse pupille si mossero rapide nel buio e la bestia saltò nel Vortice, dondolò appesa a un sensore, atterrò sulla scrivania e si arrampicò sulla pelata dell’ufficiale, che sedeva corrucciato nel suo alloggio. La scimmia restò in posizione eretta sul cranio lucido dell’uomo, tra foglietti svolazzanti, immobile nel saluto militare:
«Pyow pyow… hack hack hack! Madmonkey a rapporto, Signore!» sghignazzò.
«Che ti tvenga un colpo, Mandmorskey!» rispose il Generale Specifico assestandosi una gran manata sulla testa, mentre la scimmia, prontamente abbandonata la presa, planava sana e salva su una sedia.
Il militare imprecò stizzito, sollevò gli occhi al cielo, prese un respiro profondo, mormorò un “Santixsimo-Protenttore-del-Verso-aiutanmi-Tu!” e indicando il Tempore che brillava sulla parete in movimento, nello sforzo di superare la dislessia vocale che lo affliggeva, finalmente sbottò: «Vedo con piacerre che hai ricenvuto il paxcco. Sei in ritartdo, il messagghio dicenva 1.40!»
«La Foresta Vibrante… Signore… non è più sicura…» si scusò la scimmia abbassando lo sguardo, smorzando il ghigno e assumendo una posa più riguardosa «…rami sonori… melodia cambiata…»
«Stranmaledettna berntuccia spelancchiata!» lo aggredì il Generale scattando in avanti rosso in volto: «Parla chianro!»
«Signorsì Signor Generale!» Madmonkey strizzò gli occhi, deglutì e in un solo fiato riferì: «enormi Rosicor neri brulicano a migliaia tra le radici, Signor Generale! Gli alberi soffocano e i rami straziati stonano, Signor Generale! Più volte mi sono perso girando in tondo tra le note, Signor Generale!» e si accasciò sulla sedia avvilito.

Il Tempore emise un click!, la stanza ondeggiò, la parete oscillò, la scrivania si spostò e le sedie ruotarono. Una figura luminosa in tuta bianca tappezzata di stickers attraversò il Vortice. Il bagliore si attenuò poi si spense, l’Eternauta si tolse il casco e disattivò il Fumettofono:
«Lunga vita al Fediverso!» salutò Mte90.
«Al Fediverso lunga vita!» risposero quasi in coro la scimmia e il militare.
«Mte90 a rapporto, Signor Generale. Il Verso è quasi oscurato… il Flusso si sta alterando, l’Astor non riusciva a bucare il Passaggio.»
«Riposo Mte90. Ne sono al correntte, purtronppo ho ricenvutto il dispacchio del Comandante Suprenmo Filippodb. Bisognha agire in fretta. È necexssario riunhire in seggreto gli Stati Generali.»
«Agli ordini Signore!» l’Eternauta, portando rigidamente la mano alla fronte, batté i tacchi, si voltò e attraversò nuovamente il Vortice in un turbinio di colori.
Detergendosi il sudore copioso che gli imperlava il grosso naso camuso, il militare si avvicinò a Madmonkey, che lo fissava, insolitamente serio e silenzioso, la coda mollemente attorcigliata alla gamba della sedia.
«Denvi parthire al più presto, la tua mixssione è vitanle!» concluse inquieto il Generale.

In una vecchia cascina adagiata tra le dolci colline toscane, Cecco Barbieri, utente del profilo Generalespecifico su Mastodon Italia, disattivò la connessione VPN, chiuse con uno scatto il portatile, si versò una generosa dose di Chianti e addentò tristemente un’ormai fredda fiorentina al sangue.

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

5. Il Verso e l’Inverso.

Da ogni labirinto si esce dall’alto.

Al viandante distratto sarebbe passato inavvertito il piccolo buco nella roccia, protetto fiaccamente da un rovo spinoso occasionale. Un osservatore attento, un cacciatore esperto, si sarebbe forse chinato incuriosito e, strisciando sulla pancia, l’avrebbe faticosamente attraversato. Avrebbe scoperto allora una caverna ampia, ventilata e tenuemente illuminata. Tra stalagmiti e stalattiti che, inesorabili e goccia a goccia, da tempo immemorabile formavano una conca d’acqua cristallina, quasi un laghetto, avrebbe infine scorto, sul fondo pietroso e buio della cavità, un cunicolo e, chissà, vi si sarebbe ingenuamente avventurato. Durante il tragitto, le più vitali, urgenti e improrogabili questioni personali, affiorando improvvise alla coscienza, si sarebbero via via fatte sempre più pressanti e tormentose. E il viaggio, iniziato dapprima come un gioco, si sarebbe ben presto trasformato in un castigo. A nulla sarebbe valso postergare di fronte al bivio, reale del cunicolo, o immaginario dello scrupolo: in entrambi i casi, infatti, all’incerta esitazione dello spirito, fulminea sarebbe subentrata, irrevocabile, la conclusiva fine corporale.

Ma, supponendo che il nostro coraggioso osservatore avesse portato a termine l’impresa, superati i miseri resti ossei putrescenti di precedenti incauti esploratori, avrebbe concluso il suo periglioso viaggio sbucando sorprendentemente in un’ariosa camera sotterranea, a cielo aperto. Là, circondata da Sifidi Ruminanti che soffiavano attorcigliati nel fango viscoso e umido, assillanti e ossessivi come inopportuni pensieri notturni, sarebbe apparsa ai suoi occhi stanchi e polverosi una figura umana, seduta immobile, in una nicchia scavata pazientemente dalla storia, nella pietra secolare. E avvicinatosi allora timorosamente, il nostro eroe avrebbe, forse, posto una probabile domanda: «Chi sei, tu?»

Cresciuto in una famiglia medio borghese cattolica della Torino bene degli anni ottanta, Marco Ferrero aveva compiuto i suoi studi senza esitazioni e si era laureato cum laude in ingegneria, al Politecnico. Pacato, riflessivo e sobrio, risaltava fra i giovani della sua età che frequentavano l’Ateneo in quegli anni e si era guadagnato facilmente la loro stima. E la sua vita sarebbe filata via, dritta come un fuso, se non fosse stato per quello spasimo esistenziale che lo afferrava repentino, ogni tanto verso l’alba, e lo tirava giù dal letto, inquieto e sudoroso, alle prime luci del mattino. Un che di innominabile, uno spleen quasi baudelairiano gli si agitava allora nel petto e contrastava il suo puro spirito illuminista, netto e razionale. Diviso, strappato e strattonato fra due opposte correnti, gli si apriva dunque nella mente del cuore la sequenza oppressiva dei “dovrei”, dei “devo” e dei “dovrò”. E incalzato da un’inflessibilità quasi maniacale si rifugiava nella rassicurante quotidiana ripetizione fisica di movimenti precisamente misurati, quantificati, scanditi e rigorosamente annotati su un file, infilato in una metaforica bottiglia virtuale che, come un moderno Robinson, lanciava solitario nel ventre immenso e accogliente del web.

Raggiunta, come tutti, quella che si dice età adulta, con l’esperienza propria accumulata sulle spalle e che solo viene da una vita ormai vissuta, aveva infine elaborato un’originale e propizia teoria degli opposti per cui, ogni volta che sentiva imperiosa la chiamata viscerale in una precisa direzione, diciamo a sinistra, immediatamente infilava senza indugio quella contraria e prendeva a destra, ristabilendo così quel delicato equilibrio primordiale che, come un opportuno elisir, placa e sopisce il mare agitato che troppo spesso travolge le umane passioni.

Poi, un pomeriggio qualunque di un giorno come un altro, durante un’interminabile e sofferta videogiocata a tennis, di cui era appassionato e che lo assorbiva virtualmente per ore, la pallina che l’avversario aveva rilanciato spiazzandolo era giustamente caduta fuori campo, proprio davanti a quel fiacco cespuglio occasionale descritto all’inizio della nostra storia. Chinatosi distratto a raccoglierla si era incautamente ferito fra i rovi, e la pallina gli era subito scappata di mano andandosi dispettosamente a infilare proprio in quel buco che, altrimenti, gli sarebbe passato inavvertito. Contrastando fra sé l’iniziale impulso ad abbandonarla al suo inutile destino, l’aveva invece seguita e aveva finito così per scoprire il cunicolo segreto, nascosto sul fondo della cavità. Incuriosito, vi si era certamente inoltrato e, con la forza cocciuta dell’addestramento interiore che si era tanto lungamente inflitto, aveva infine soggiogato, vinto e ferocemente attraversato la Caverna dei Se come, fin dalla notte dei tempi del Vecchio Fediverso, era stata battezzata.

Tornando dunque al nostro eventuale coraggioso esploratore di poc’anzi e alla sua probabile domanda: «Chi sei, tu?», la misteriosa figura seduta immobile in una nicchia scavata pazientemente dalla storia nella pietra secolare di un’ariosa camera sotterranea a cielo aperto, sollevato un poco il capo, lo sguardo aperto, diretto e illuminato, gli avrebbe, forse, gentilmente rivelato: «Io sono Gippo lo Stratega» e Marco Ferrero, accarezzando il Sifide che gli ronroneava in grembo placido e beato, avrebbe allora finalmente liberato una limpida, inarrestabile risata.

Saga del Primo Fediverso.
LE IDENTITÀ PERDUTE.

6. In principio.

Io sono il rischio che corri
il filo sottile sul quale ti agiti
dal primo respiro all’ultimo
e per tutto il tempo
che ti è stato concesso.

Dormiva, ricordava. Il mondo tornava di nuovo a lui, preciso, puntiglioso, vibrante di colori; cantilena lontana perduta dal vento, sospiro profondo al tramonto del sole, ruggito possente imperioso del mare.

(continuerà, forse)

Personaggi.

Primo abbozzo in via di definizione.
L’elenco sarà aggiornato man mano.

Ringrazio tutti gli utenti di Mastodon Italia che mi hanno permesso di usare il nome del proprio profilo per dar vita ai personaggi di questa storia.

La descrizione dei personaggi nella vita reale è puramente immaginaria.

Aconito la Guaritrice, Alchimista, veleni
Antonio Gulino il Prigioniero
Bloved il Mago
Devol Cavaliere del Sacro Ordine dei Devol, Guardiani dei Confini
Filippodb Comando Supremo dei Mastodon
Generalespecifico Generale con problemi di dislessia vocale, Flusso
Gippo lo Stratega
GustavinoBevilacqua Gran Maniscalco
Lealternative Segretario Generale della Difesa
Madmonkey Agente sotto copertura infiltrato
Morven il Saggio
Mte90 (Daniele Scasciafratte) il Marconista e PR dei Federati
Olivieridino Onyrix, Bot
Quinta Consigliere Diplomatico del Comando Supremo dei Mastodon
Reverberation il Matrix

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