MITZSTERI.

Avviate alcune ristrutturazioni funzionali, fatto l’inventario e sistemata ogni cosa, Mitze aveva iniziato un’altra vita, più metodica e ordinata: chiuso nella stanza più ariosa e spaziosa della casa, lavorava alla rappresentazione di Mitze. Il viso di Mitze, in calchi di ceramica; le impronte delle ferite di Mitze, in gesso. Assemblaggi di rifiuti di Mitze. Fotografie di Mitze in bianco e nero, nudo e appeso a testa in giù.
Disegni dei disegni di Mitze. Video dei video di Mitze. Pensieri pensati da Mitze. Voci della voce di Mitze, pronunciate dallo stesso Mitze.

La segreta cavità della casa generava, intanto, rapide apparizioni: fugaci lettere di amori finiti, improvvisi quaderni di mostri infantili, improbabili stivaletti spaiati, repentine file di pupazzi di plastica ma, soprattutto, un’insistente vecchia valigia di cuoio del padre.

(continuerà)

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